Borse di studio

Data di emissione: 
17/05/2017

 

Il giorno 17 maggio, alle ore 11.30, presso la Sala commissioni della Direzione Generale dell’ASST di Cremona (Viale Concordia 1, Cremona) sono state consegnate sei borse di studio ad altrettanti ESP (esperto in supporto tra pari) che hanno concluso con successo il percorso formativo.

Per la formazione, guida e addestramento al Peer Supporting è stata effettuata una formazione di 30 ore (in dieci incontri) di lezioni teoriche e 20 ore di apprendimento/osservazione sul campo. Al percorso formativo hanno contribuito operatori dei diversi Servizi dell' UOP di Cremona (CPS, SPDC, Polo Riabilitativo) insieme a operatori e utenti di altre realtà regionali che da tempo utilizzano il supporto tra pari.

Il corso ha visto il coinvolgimento di chi in passato ha sofferto di un disturbo di salute mentale importante e ora si trova in una fase avanzata di recovery (di recupero). L’esperienza personale – di vita e malattia – diventa così un valore da condividere con gli altri e si trasforma in aiuto concreto per chi in questo momento sta ancora affrontando il percorso di guarigione.

L’iniziativa è stata promossa da: Centro Psico Sociale - CPS dell’ASST di Cremona insieme all’Associazione Come Together, con il sostegno della Fondazione Città di Cremona.

La presenza degli ESP nei servizi per la salute mentale è riconosciuta a livello regionale nell’ambito dell’orientamento dei servizi stessi alla recovery, come una delle concretizzazioni possibili delle buone pratiche in psichiatria.

Con questa iniziativa i servizi per la salute mentale di Cremona si allineano alle poche altre realtà lombarde in cui la nuova figura dell’ESP è già presente.

I sei ESP (esperto in supporto tra pari) non si sostituiranno al personale previsto nei Servizi, ma affiancheranno gli operatori svolgendo un ruolo unico e non da questi imitabile, offrendo un maggiore impatto empatico-relazionale “alla pari” che, dove realizzato, ha umanizzato molti percorsi di cura.

In tal modo l’ESP va a svolgere una funzione non realizzabile dagli operatori: diventa una ‘prova vivente’ del possibile cambiamento ed offre quella quota di speranza possibile, non mutuabile dall’operatore ma soltanto da chi ha attraversato la malattia in prima persona.